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Ma l’Italicum non è a rischio
di Roberto D'Alimonte, direttore del Centro Italiano Studi Elettorali (CISE)

Molti si chiedono se lo strappo tra Renzi e Berlusconi sulla elezione del Presidente della Repubblica metterà a rischio l'approvazione dell'Italicum. Come è noto la riforma elettorale è stata approvata a marzo 2014 alla Camera e la settimana scorsa al Senato. Il testo del Senato è però molto diverso da quello originale per cui dovrà tornare alla Camera per un ulteriore passaggio. È possibile che dopo quello che è successo in questi giorni la sua definitiva approvazione sia a rischio? Non ci crediamo.

È vero che nel passato Berlusconi ci ha sorpreso con fulminei colpi di scena ma questa volta non ci sono le condizioni. E non ci fa cambiare idea nemmeno il comunicato con cui ieri il comitato di presidenza di Forza Italia ha annunciato la fine del cosiddetto patto del Nazareno. Nulla in quel comunicato lascia pensare che Berlusconi e il suo partito faranno marcia indietro su quanto è stato già deciso sulla riforma elettorale. Si riservano le mani libere per il futuro non per il passato. Quanto al Pd c'è un solo punto su cui persiste un forte dissenso. E sono i capilista bloccati. Dopo l'elezione di Mattarella Bersani è tornato a ripetere che si aspetta un ripensamento da parte di Renzi su questa questione. 
A dire il vero non è del tutto chiaro cosa voglia la minoranza Pd. Non pare che l'obiettivo sia l'abolizione totale dei capilista bloccati. In questo modo i Gotor futuri non avrebbero alcuna chance di entrare in parlamento. E questo sarebbe un peccato perché in fondo un sistema misto, in cui una parte degli eletti è scelto dai partiti, consente di sfruttare delle competenze che altrimenti non troverebbero spazio in parlamento. I dissidenti Pd lo sanno e per questo si accontentano di una riduzione del numero dei capilista bloccati e soprattutto chiedono il superamento della asimmetria creata dall'Italicum nella sua attuale versione. Questa asimmetria consiste nel fatto che, mentre il partito che vincerà le elezioni avrà una quota consistente di eletti con le preferenze, quasi tutti gli eletti dei partiti perdenti entreranno in parlamento con il voto bloccato.

Questa asimmetria non è una bella cosa. Ma fa parte di un compromesso grazie al quale l'Italicum è arrivato fin qui. Berlusconi ha ingoiato il doppio turno che non voleva, il premio alla lista - invece che alla coalizione - che i suoi non volevano e da ultimo ha dovuto a malincuore digerire un sistema misto con una parte di candidati eletti con il voto bloccato e gli altri con il voto di preferenza. Questa ultima concessione è stata la più indolore proprio a causa della asimmetria. Da un certo punto di vista è un compromesso geniale. Renzi, il probabile vincitore, si elegge i suoi come vuole, e Berlusconi se li elegge con il voto bloccato. Tutti contenti. Meno Bersani. 
Ma quali probabilità ha la minoranza Pd di riaprire la questione facendo saltare il compromesso raggiunto su questo punto? Poche. A dire il vero ci sarebbe un modo di correggere l'asimmetria salvando il sistema misto voto bloccato-voto di preferenza. Basterebbe fissare per ogni partito e per ogni circoscrizione elettorale una quota di seggi da assegnare con voto bloccato e una quota con voto di preferenza. Potrebbe essere 50% e 50% oppure 60% e 40%. Si tratta di una scelta politica. Il Centro Italiano Studi Elettorali (CISE) ha elaborato una procedura tecnica per implementare questo sistema. La presenza di piccoli partiti e le candidature plurime presentano qualche problema ma non grave. Il nodo non è tecnico ma politico.

Il risultato di un sistema del genere è che il vincitore delle elezioni avrebbe meno eletti con il voto di preferenza mentre i perdenti ne avrebbero di più rispetto al sistema attuale. L'asimmetria quindi sparirebbe. Vincente e perdenti avrebbero più o meno le stesse quote di scelti e di nominati. Presumibilmente Bersani sarebbe contento anche se – nel caso di vittoria del Pd - i suoi eletti con il voto bloccato sarebbero di più rispetto al sistema attuale. Bisogna vedere se sarebbe contento Berlusconi che si vedrebbe privato della possibilità di scegliere a suo piacimento quasi tutti gli eletti di Forza Italia. Con il nuovo sistema ne potrebbe scegliere solo il 40% o il 50%, a seconda delle quote concordate. Ma soprattutto non si sa cosa ne pensa Renzi. Da un certo punto di vista la modifica potrebbe andargli anche bene visto che è nella posizione di controllare con il voto bloccato un maggior numero di seggi. Ma gli conviene riaprire alla Camera una partita già chiusa rischiando un ulteriore strappo con Berlusconi? Tutto sommato, forse è meglio lasciare tutto come è. Con buona pace della minoranza Pd. Col tempo forse si potrà correggere qualcosa.

[Tratto da Il Sole24 Ore del 5 febbraio 2015]

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