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L'elezione indiretta del Senato: la peggiore delle soluzioni possibili
di Roberto Bin, Professore ordinario di Diritto costituzionale all'Università di Ferrara

1. Le false ragioni di un Senato inutile. - La riforma del Senato sembrairrimediabilmente orientata all'elezione indiretta dei suoi componenti. È la soluzionepeggiore tra quante sono prospettabili. Provo a spiegare le ragioni di un'affermazione cosìtranchant.Nella sua proposta iniziale, il governo aveva delineato una soluzione ben diversa:Senato composto da presidenti di regione e sindaci del capoluogo, nonché da dueconsiglieri regionali e due sindaci eletti indirettamente dai consigli regionali. Non era certouna soluzione semplice né completamente persuasiva. Tuttavia era una un'ipotesiperfettibile con qualche ritocco: per esempio, togliendo la regola della pari rappresentanzadelle regioni e inserendo invece la regola per cui i rappresentanti di una regione devonocomunque esprimere un voto unitario1. Invece nel dibattito parlamentare, prima in Senatoe poi alla Camera, questa impostazione è stata sfigurata, giungendo alla soluzione delsenato eletto indirettamente dai consigli regionali, per metà nel loro seno, per l'altra tra isindaci in carica. Di voto unitario non si parla proprio, anzi si prevede che l'elezione deisenatori avvenga con metodo proporzionale per liste contrapposte, garantendo così che larappresentanza della regione si presenti spaccata lungo la stessa cleavage che separa lecomponenti politiche in regione.

In allegato il testo completo dell'intervento di Roberto Bin, Professore ordinario di Diritto costituzionale all'Università di Ferrara, pubblicato nella rivista dell’AIC, Associazione Italiana dei Costituzionalisti, il 20 marzo 2015.

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