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FOCUS Legautonomie e Agenzia Dire
Settimanale di approfondimento tematico. Online dal 26 gennaio 2012 su www.legautonomie.it / www.dire.it

L'argomento della settimana: "La riforma del Parlamento, il Senato delle Regioni e delle Autonomie"

Un Senato delle Autonomie 'sarebbe un fortissimo segnale di efficienza dato ai rami piu' alti della politica, ovvero il Parlamento. Soprattutto in un momento di crisi non solo economica come quello che sta attraversando l'Italia'. A dirlo e' il presidente di Legautonomie, Marco Filippeschi, intervistato dalla Dire a pochi giorni dal convegno nazionale di Legautonomie che si terra' a Roma il prossimo 2 febbraio.

In quella sede, parlamentari, esperti ed amministratori italiani faranno il punto sulla riforma del Parlamento in un'ottica di maggiore coinvolgimento degli enti locali. Una questione 'calda', per troppo tempo accantonata e che secondo i suoi sostenitori potrebbe invece avere un ruolo fondamentale nel rilancio del Paese. 'E' dagli anni Settanta che si parla di una grande riforma istituzionale che preveda anche la differenziazione delle funzioni delle due Camere- ricorda Filippeschi- ma il fatto che sia passato cosi' tanto tempo rende la riforma ancora piu' necessaria. Uno dei motivi del disastro in cui versa l'Italia e' anche il non aver fatto quelle riforme, l'aver lasciato la politica nelle condizioni in cui e' oggi'.

Il presidente di Legautonomie, infatti, sa bene 'quale aggravio comporti il bicameralismo perfetto, due Camere che fanno esattamente lo stesso mestiere con leggi costrette a fare la spola da un ramo all'altro del Parlamento. Il risultato e' una perdita di tempo e il rischio di confusione e indebolimento per gli stessi provvedimenti'. Per il presidente Filippeschi, insomma, il bicameralismo perfetto e' 'una macina al collo' per il Paese e che solo superando questa struttura si riuscirebbe a dare spazio al protagonismo dei territori e delle comunita' locali. Diversi, invece, i benefici che scaturirebbero con il macro cambiamento auspicato. 'Naturalmente- insiste Filippeschi- questa sarebbe anche l'occasione per risparmiare, perche' se rimanesse solo la camera che fa le leggi e da' la fiducia al governo, basterebbero 500 parlamentari. Indubbiamente il vantaggio piu' grande sarebbe la velocizzazione del procedimento legislativo e la certezza di avere leggi in tempi brevi'. Con un occhio al risparmio delle risorse statali: 'Non ci sarebbe bisogno di eleggere nuovi senatori- spiega- perche' questi potrebbero essere espressione dei consigli o delle giunte regionali, sindaci o presidenti delle province, rappresentando la realta' delle autonomie senza percepire altre indennita''. A livello politico, trasformare il Senato in una camera delle regioni e delle autonomie sarebbe 'il punto di partenza del federalismo, come avviene in altri Paesi, la Germania per esempio'. La prima conseguenza? 'Un sistema che funzioni e che risponda all'esigenza assoluta della modernizzazione della politica e di una nuova legittimazione della democrazia'. Secondo il presidente di Legautonomie c'e' pero' piu' di un ostacolo da superare: tra questi la percezione che questa non sia una riforma fondamentale o urgente agli occhi dei cittadini. 'Negli anni passati- sostiene- ho fatto numerose ricerche e il gradimento popolare e' altissimo e trasversale, a patto che venga spiegata bene. Senza contare che questo secondo me e' il momento ideale e l'appello del presidente Napolitano a fare le riforme e' da accogliere senza conservatorismo e senza fare una finta riforma limitandosi soltanto a ridurre il numero dei parlamentari ma lasciando le camere cosi' come sono'.

Dunque le riforme come mezzo per uscire dalla crisi. 'Noi siamo schierati', avverte Filippeschi ricordando la petizione avviata lo scorso attobre in occasione del convegno nazionale di Legautonomie a Viareggio, che ha gia' ottenuto 'centinaia' di adesioni. 'La raccolta sta andando avanti, finora abbiamo le firme dei principali sindaci, tra cui il presidente dell'Anci, Graziano Delrio. Nell'appuntamento di Roma del 2 febbraio presenteremo i primi risultati e parleremo nel merito della riforma, soprattutto di quale sia quella piu' utile'. Archiviato il convegno, il passo successivo nelle intenzioni di Filippeschi sara' 'sollecitare i presidenti di Camera e Senato insieme alle regioni e alle province, anche se queste ultime sono in fase di transizione. Ci saranno contatti con le istituzioni e se necessario- conclude- allargheremo la petizione anche ai cittadini'.

VIOLANTE: SONO PER IL SENATO DELLE REGIONI - 'Sono un fautore di un Senato delle regioni, purche' sia chiaro che le sue competenze principali non saranno di tipo legislativo ma di coordinamento del rapporto tra Stato, Regioni e Autonomie'. Cosi' l'ex presidente della Camera, Luciano Violante, interpellato dall'agenzia Dire a proposito della necessita' di accelerare una riforma istituzionale che coniughi un veloce cambiamento della politica e una razionalizzazione dei lavori parlamentari. Con una precisazione: 'Razionalizzare e accelerare non sempre sono sinonimi. Infatti ci sono accelerazioni frutto di improvvisazione e non di razionalizzazione'. Il punto e' 'discutere con serieta' attorno alla ripartizione di competenze tra Senato e Camera'.

Da piu' parti si invoca una riforma che possa far scendere i costi della politica, ma Violante avverte: 'Connettere la riforma costituzionale alla riduzione delle spese e' una grave ingenuita'. Vanno cancellati i privilegi- spiega- e le Camere lo stanno facendo con maggiore rapidita' e incisivita' rispetto ad altre istituzioni. Ma la differenziazione delle funzioni delle due Camere va fatta per riordinare il sistema costituzionale rispetto all'impianto federale, alle esigenze dei cittadini, al bisogno di competitivita' e razionalita' del nostro ordinamento costituzionale'. Il tutto con un occhio all'urgenza, senza aspettare la prossima legislatura e un nuovo governo: 'Alcune cose- conclude Violante- vanno fatte subito, cioe' la nuova legge elettorale, la riforma dei regolamenti parlamentari, la riduzione del numero dei parlamentari, la sfiducia costruttiva'.

VASSALLO: SENATO UN CASTELLO ENORME E COSTOSO - 'E' la riforma piu' impegnativa e la piu' importante tra quelle istituzionali di cui il Parlamento dovrebbe occuparsi in quest'ultima fase della legislatura, insieme a quella del sistema elettorale'. Salvatore Vassallo, deputato del Pd e membro della commissione Affari Costituzionali, intervistato dalla Dire, non nasconde l'urgenza per l'Italia di affidarsi a cambiamenti che possano contribuire a superare il momento di crisi, non solo economico, in cui si trova. Le ragioni di questa necessita' sono presto spiegate: 'In primo luogo penso sia doveroso e utile un alleggerimento del Parlamento: mille componenti in due camere distinte servivano forse nell'immediato Dopoguerra per svariate ragioni, ma oggi la funzione legislativa si e' andata dislocando in tante altre sedi come i consigli regionali, il parlamento europeo, autorita' indipendenti ecc. Non c'e' bisogno di una struttura cosi' pesante e macchinosa'.

Secondo Vassallo e' fondamentale 'ridurre il numero dei parlamentari e semplificare il processo legislativo' ottenendo anche 'l'effetto di ridurre i costi della politica'. Il percorso non e' sicuramente facile, esistono varie strade per arrivare al risultato che permetterebbe agli enti locali di far sentire la propria voce. Per Vassallo, che il 2 febbraio partecipera' al convegno organizzato a Roma da Legautonomie, 'uno dei modi per ottenere risultati e avere una maggiore autorevolezza della sede parlamentare, consiste nel riportare in una sola camera politica, espressione diretta dell'elettorato, il potere di ultima istanza sulla legislazione e sul conferimento della fiducia al governo'.

Il vero cardine della riforma, pero', sarebbe 'avere una seconda camera con una composizione diversa e la funzione di raccordare la legislazione statale con quella regionale'. In sostanza, si tratta di mettere in piedi una camera che 'non interferisca troppo con i poteri legislativi della prima camera e che abbia una sorta di vaglio a valle di tutta la legislazione, con la possibilita' in ultima istanza che il ramo politico riconfermi quanto aveva gia' deciso con maggioranze qualificate'. Senza questo intervento, prosegue Vassallo, si giustificherebbe la 'sopravvivenza di due burocrazie parallele che oggi svolgono inutilmente le stesse funzioni con costi ingiustificabili: pensiamo agli uffici studi, alle istruttorie di tutte le leggi che vengono duplicate comportando come conseguenza un aumento dei costi e dei tempi, rendendo irragionevolmente scoordinato in alcuni casi il processo legislativo'. Vassallo sottolinea poi l'elemento paradossale che nasce da un sistema bloccato e ripiegato su se stesso. 'Quando si devono prendere decisioni urgenti, come capita ormai sempre piu' spesso, questo enorme e costoso castello del bicameralismo paritario collassa: pensiamo alle ultime manovre, al decreto SalvaItalia, probabilmente anche al decreto CrescItalia, che vengono esaminati in una sola commissione di una sola camera. Abbiamo un sistema talmente complicato che l'unico modo per affrontare le questioni e' bypassare il sistema legislativo ordinario, facendo finta di discutere i testi ma approvandoli cosi' come sono stati presentati'. La 'necessita'' e' dunque quella di 'andare verso un altro tipo di bicameralismo e al Senato dare competenze circoscritte e poteri in molti casi superabili dalla Camera perche' quella deve essere una sede di vaglio della legislazione statale con la possibilita' di proporre emendamenti su alcune materie con un potere piu' forte che su altre, specialmente per quel che riguarda le esigenze territoriali e le autonomie locali'. Attualmente l'iter parlamentare e' pero' bloccato. Colpa, secondo Vassallo, 'dell'incertezza e di alcune resistenze anche poco comprensibili che sono soprattutto radicate al Senato: per qualche strana ragione psicologica i senatori hanno una propensione a difendere l'attuale configurazione. E questo blocco- conclude il deputato- si puo' superare solo con un accordo sulle riforme soprattutto tra i grandi partiti e una fortissima pressione dell'opinione pubblica, della stampa e dei rappresentanti delle autonomie locali'.

VIZZINI: 'PARLAMENTO RIPRENDA CENTRALITA' CON GOVERNO TECNICO' -Il Senato delle regioni puo' essere una buona risposta per una politica al passo con i tempi, che lavori piu' velocemente, ma 'solo se diventa un'istituzione che funziona da stanza di compensazione nei rapporti tra Stato e regioni e anche per il profilo della distribuzione delle risorse'. Lo pensa il presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, Carlo Vizzini, intervistato dalla Dire, a proposito della necessita' di una riforma del Parlamento, in particolare che riguardi il Senato, la sua composizione e le sue competenze.

Il primo obiettivo, soprattutto in un momento di crisi come quello che sta attraversando l'Italia, e' la riduzione dei costi della politica. Un traguardo possibile, spiega Vizzini all'agenzia Dire, 'se accanto alla riforma del Parlamento anche le regioni opereranno per snellire il loro funzionamento e diminuire il numero dei consiglieri regionali'. E il processo puo' avere un'accelerazione anche con un governo tecnico, senza essere costretto ad aspettare la nuova legislatura: 'Il Parlamento- conclude- puo' riassumere una sua centralita' e dunque le forze politiche hanno ancora il tempo per fare almeno la riforma del bicameralismo. Bisogna averne il coraggio'.

CECCANTI: SFRUTTARE CRISI PER FARE LE RIFORME - 'Le riforme vanno fatte in momenti di crisi, altrimenti poi siamo costretti a fare le manovre'. Stefano Ceccanti, senatore del Pd e membro della commissione Affari Costituzionali, non ha dubbi: per far ripartire l'Italia e' inutile affidarsi a correzioni in corso d'opera, bisogna intervenire a monte. E affidarsi a una ristrutturazione del Parlamento vuol dire portare avanti la questione del Senato delle regioni e delle autonomie locali. Il risultato sarebbe un bicameralismo 'meno ripetitivo' e una democrazia che 'rappresenta meglio e decide meglio'. Procedimenti innovatori di questo tipo, spiega nell'intervista alla Dire, 'non hanno ovviamente un effetto immediato sul Pil, ma sul lungo periodo si ottengono grandi benefici grazie alla semplificazione e all'arricchimento delle istituzioni. Si tratta di interventi che caratterizzano un Paese maturo e in linea con gli standard europei'. Anzi, Ceccanti rincara la dose: 'Bisogna sfruttare questo periodo di crisi per attuare le riforme'.

Dal punto di vista tecnico il senatore, uno dei relatori al convegno organizzato a Roma da Legautonomie per il prossimo 2 febbraio, non nasconde le difficolta' di un percorso che si e' 'interrotto dal 2001, quando la riforma del Titolo V della Costituzione si arresto' sulla soglia della riforma del Senato.

L'articolo 11 della legge costituzionale n.3/2001 avanzo' comunque in via transitoria l'ipotesi di integrazione della commissione bicamerale per le questioni regionali'. Una soluzione, sottolinea Ceccanti, si collegava al 'principale difetto della riforma', ovvero 'l'impossibilita' di fissare una clausola di supremazia che rendesse in determinate situazioni mobili e derogabili le frontiere tra competenze legislative regionali e nazionali'. Secondo Ceccanti, riprendere 'quanto prima' il sentiero interrotto nel 2001 servirebbe a risolvere un 'problema serissimo': quello di una 'circolazione extra-corporea che porta alla cooperazione solo in sedi di negoziato tra gli esecutivi, prive delle caratteristiche garanzie delle sedi parlamentari'. Ci sono 'dubbi' sul fatto che una sede parlamentare con composizione mista possa effettivamente decollare sciogliendo nodi cosi' delicati'. Finora sono state individuate due 'mezze verita': il tentativo di riforma operato dal centrodestra, bocciato nel referendum del 2006, e la cosiddetta 'bozza Violante' della scorsa legislatura'. Il primo aveva trovato il modo di 'evitare le composizioni miste' ma fini' per 'impantanarsi sulla differenziazione delle tipologie legislative, come era gia' accaduto ai tempi della bicamerale D'Alema'. La seconda, invece, aveva 'capovolto l'approccio, facendo una scelta sostanzialmente felice sulle competenze legislative ma inciampando sulla composizione'.

Nella legislatura attuale, spiega Ceccanti, 'le due mezze verita' hanno provato a riconciliarsi nelle varie proposte presentate'. Ma 'l'unica soluzione' sarebbe quella di 'un'innovazione forte, se si vuole uscire da uno status quo senza minimalismi: a mia linea e' che bisogna prendere la soluzione avanzata dal centrodestra, ovvero l'elezione regione per regione dei senatori contestualmente alle elezioni regionali, e contemporaneamente bisogna per il proscioglimento legislativo scegliere le soluzioni della 'bozza Violante' che rendono dominante quasi sempre la Camera che ha l'esclusiva del rapporto fiduciario. Questo e' il punto di equilibrio. Altrimenti- conclude- con altre soluzioni non ne usciamo vivi'.

26 gennaio 2012

Legautonomie: "Meno costi della politica col Senato delle Regioni"

Filippeschi alla DIRE: "Disastro Italia anche per colpa del bicameralismo"

ROMA - Un Senato delle Autonomie 'sarebbe un fortissimo segnale di efficienza dato ai rami piu' alti della politica, ovvero il Parlamento. Soprattutto in un momento di crisi non solo economica come quello che sta attraversando l'Italia'. A dirlo e' il presidente di Legautonomie, Marco Filippeschi, intervistato dalla Dire a pochi giorni dal convegno nazionale di Legautonomie che si terra' a Roma il prossimo 2 febbraio. In quella sede, parlamentari, esperti ed amministratori italiani faranno il punto sulla riforma del Parlamento in un'ottica di maggiore coinvolgimento degli enti locali. Una questione 'calda', per troppo tempo accantonata e che secondo i suoi sostenitori potrebbe invece avere un ruolo fondamentale nel rilancio del Paese. 'E' dagli anni Settanta che si parla di una grande riforma istituzionale che preveda anche la differenziazione delle funzioni delle due Camere- ricorda Filippeschi- ma il fatto che sia passato cosi' tanto tempo rende la riforma ancora piu' necessaria. Uno dei motivi del disastro in cui versa l'Italia e' anche il non aver fatto quelle riforme, l'aver lasciato la politica nelle condizioni in cui e' oggi'.

Il presidente di Legautonomie, infatti, sa bene 'quale aggravio comporti il bicameralismo perfetto, due Camere che fanno esattamente lo stesso mestiere con leggi costrette a fare la spola da un ramo all'altro del Parlamento. Il risultato e' una perdita di tempo e il rischio di confusione e indebolimento per gli stessi provvedimenti'. Per il presidente Filippeschi, insomma, il bicameralismo perfetto e' 'una macina al collo' per il Paese e che solo superando questa struttura si riuscirebbe a dare spazio al protagonismo dei territori e delle comunita' locali. Diversi, invece, i benefici che scaturirebbero con il macro cambiamento auspicato. 'Naturalmente- insiste Filippeschi- questa sarebbe anche l'occasione per risparmiare, perche' se rimanesse solo la camera che fa le leggi e da' la fiducia al governo, basterebbero 500 parlamentari. Indubbiamente il vantaggio piu' grande sarebbe la velocizzazione del procedimento legislativo e la certezza di avere leggi in tempi brevi'. Con un occhio al risparmio delle risorse statali: 'Non ci sarebbe bisogno di eleggere nuovi senatori- spiega- perche' questi potrebbero essere espressione dei consigli o delle giunte regionali, sindaci o presidenti delle province, rappresentando la realta' delle autonomie senza percepire altre indennita''. A livello politico, trasformare il Senato in una camera delle regioni e delle autonomie sarebbe 'il punto di partenza del federalismo, come avviene in altri Paesi, la Germania per esempio'. La prima conseguenza? 'Un sistema che funzioni e che risponda all'esigenza assoluta della modernizzazione della politica e di una nuova legittimazione della democrazia'. Secondo il presidente di Legautonomie c'e' pero' piu' di un ostacolo da superare: tra questi la percezione che questa non sia una riforma fondamentale o urgente agli occhi dei cittadini. 'Negli anni passati- sostiene- ho fatto numerose ricerche e il gradimento popolare e' altissimo e trasversale, a patto che venga spiegata bene. Senza contare che questo secondo me e' il momento ideale e l'appello del presidente Napolitano a fare le riforme e' da accogliere senza conservatorismo e senza fare una finta riforma limitandosi soltanto a ridurre il numero dei parlamentari ma lasciando le camere cosi' come sono'.

Dunque le riforme come mezzo per uscire dalla crisi. 'Noi siamo schierati', avverte Filippeschi ricordando la petizione avviata lo scorso attobre in occasione del convegno nazionale di Legautonomie a Viareggio, che ha gia' ottenuto 'centinaia' di adesioni. 'La raccolta sta andando avanti, finora abbiamo le firme dei principali sindaci, tra cui il presidente dell'Anci, Graziano Delrio. Nell'appuntamento di Roma del 2 febbraio presenteremo i primi risultati e parleremo nel merito della riforma, soprattutto di quale sia quella piu' utile'. Archiviato il convegno, il passo successivo nelle intenzioni di Filippeschi sara' 'sollecitare i presidenti di Camera e Senato insieme alle regioni e alle province, anche se queste ultime sono in fase di transizione. Ci saranno contatti con le istituzioni e se necessario- conclude- allargheremo la petizione anche ai cittadini'.

VIOLANTE: SONO PER IL SENATO DELLE REGIONI - 'Sono un fautore di un Senato delle regioni, purche' sia chiaro che le sue competenze principali non saranno di tipo legislativo ma di coordinamento del rapporto tra Stato, Regioni e Autonomie'. Cosi' l'ex presidente della Camera, Luciano Violante, interpellato dall'agenzia Dire a proposito della necessita' di accelerare una riforma istituzionale che coniughi un veloce cambiamento della politica e una razionalizzazione dei lavori parlamentari. Con una precisazione: 'Razionalizzare e accelerare non sempre sono sinonimi. Infatti ci sono accelerazioni frutto di improvvisazione e non di razionalizzazione'. Il punto e' 'discutere con serieta' attorno alla ripartizione di competenze tra Senato e Camera'.

Da piu' parti si invoca una riforma che possa far scendere i costi della politica, ma Violante avverte: 'Connettere la riforma costituzionale alla riduzione delle spese e' una grave ingenuita'. Vanno cancellati i privilegi- spiega- e le Camere lo stanno facendo con maggiore rapidita' e incisivita' rispetto ad altre istituzioni. Ma la differenziazione delle funzioni delle due Camere va fatta per riordinare il sistema costituzionale rispetto all'impianto federale, alle esigenze dei cittadini, al bisogno di competitivita' e razionalita' del nostro ordinamento costituzionale'. Il tutto con un occhio all'urgenza, senza aspettare la prossima legislatura e un nuovo governo: 'Alcune cose- conclude Violante- vanno fatte subito, cioe' la nuova legge elettorale, la riforma dei regolamenti parlamentari, la riduzione del numero dei parlamentari, la sfiducia costruttiva'.

VASSALLO: SENATO UN CASTELLO ENORME E COSTOSO - 'E' la riforma piu' impegnativa e la piu' importante tra quelle istituzionali di cui il Parlamento dovrebbe occuparsi in quest'ultima fase della legislatura, insieme a quella del sistema elettorale'. Salvatore Vassallo, deputato del Pd e membro della commissione Affari Costituzionali, intervistato dalla Dire, non nasconde l'urgenza per l'Italia di affidarsi a cambiamenti che possano contribuire a superare il momento di crisi, non solo economico, in cui si trova. Le ragioni di questa necessita' sono presto spiegate: 'In primo luogo penso sia doveroso e utile un alleggerimento del Parlamento: mille componenti in due camere distinte servivano forse nell'immediato Dopoguerra per svariate ragioni, ma oggi la funzione legislativa si e' andata dislocando in tante altre sedi come i consigli regionali, il parlamento europeo, autorita' indipendenti ecc. Non c'e' bisogno di una struttura cosi' pesante e macchinosa'.

Secondo Vassallo e' fondamentale 'ridurre il numero dei parlamentari e semplificare il processo legislativo' ottenendo anche 'l'effetto di ridurre i costi della politica'. Il percorso non e' sicuramente facile, esistono varie strade per arrivare al risultato che permetterebbe agli enti locali di far sentire la propria voce. Per Vassallo, che il 2 febbraio partecipera' al convegno organizzato a Roma da Legautonomie, 'uno dei modi per ottenere risultati e avere una maggiore autorevolezza della sede parlamentare, consiste nel riportare in una sola camera politica, espressione diretta dell'elettorato, il potere di ultima istanza sulla legislazione e sul conferimento della fiducia al governo'.

Il vero cardine della riforma, pero', sarebbe 'avere una seconda camera con una composizione diversa e la funzione di raccordare la legislazione statale con quella regionale'. In sostanza, si tratta di mettere in piedi una camera che 'non interferisca troppo con i poteri legislativi della prima camera e che abbia una sorta di vaglio a valle di tutta la legislazione, con la possibilita' in ultima istanza che il ramo politico riconfermi quanto aveva gia' deciso con maggioranze qualificate'. Senza questo intervento, prosegue Vassallo, si giustificherebbe la 'sopravvivenza di due burocrazie parallele che oggi svolgono inutilmente le stesse funzioni con costi ingiustificabili: pensiamo agli uffici studi, alle istruttorie di tutte le leggi che vengono duplicate comportando come conseguenza un aumento dei costi e dei tempi, rendendo irragionevolmente scoordinato in alcuni casi il processo legislativo'. Vassallo sottolinea poi l'elemento paradossale che nasce da un sistema bloccato e ripiegato su se stesso. 'Quando si devono prendere decisioni urgenti, come capita ormai sempre piu' spesso, questo enorme e costoso castello del bicameralismo paritario collassa: pensiamo alle ultime manovre, al decreto SalvaItalia, probabilmente anche al decreto CrescItalia, che vengono esaminati in una sola commissione di una sola camera. Abbiamo un sistema talmente complicato che l'unico modo per affrontare le questioni e' bypassare il sistema legislativo ordinario, facendo finta di discutere i testi ma approvandoli cosi' come sono stati presentati'. La 'necessita'' e' dunque quella di 'andare verso un altro tipo di bicameralismo e al Senato dare competenze circoscritte e poteri in molti casi superabili dalla Camera perche' quella deve essere una sede di vaglio della legislazione statale con la possibilita' di proporre emendamenti su alcune materie con un potere piu' forte che su altre, specialmente per quel che riguarda le esigenze territoriali e le autonomie locali'. Attualmente l'iter parlamentare e' pero' bloccato. Colpa, secondo Vassallo, 'dell'incertezza e di alcune resistenze anche poco comprensibili che sono soprattutto radicate al Senato: per qualche strana ragione psicologica i senatori hanno una propensione a difendere l'attuale configurazione. E questo blocco- conclude il deputato- si puo' superare solo con un accordo sulle riforme soprattutto tra i grandi partiti e una fortissima pressione dell'opinione pubblica, della stampa e dei rappresentanti delle autonomie locali'.

VIZZINI: 'PARLAMENTO RIPRENDA CENTRALITA' CON GOVERNO TECNICO' -Il Senato delle regioni puo' essere una buona risposta per una politica al passo con i tempi, che lavori piu' velocemente, ma 'solo se diventa un'istituzione che funziona da stanza di compensazione nei rapporti tra Stato e regioni e anche per il profilo della distribuzione delle risorse'. Lo pensa il presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, Carlo Vizzini, intervistato dalla Dire, a proposito della necessita' di una riforma del Parlamento, in particolare che riguardi il Senato, la sua composizione e le sue competenze.

Il primo obiettivo, soprattutto in un momento di crisi come quello che sta attraversando l'Italia, e' la riduzione dei costi della politica. Un traguardo possibile, spiega Vizzini all'agenzia Dire, 'se accanto alla riforma del Parlamento anche le regioni opereranno per snellire il loro funzionamento e diminuire il numero dei consiglieri regionali'. E il processo puo' avere un'accelerazione anche con un governo tecnico, senza essere costretto ad aspettare la nuova legislatura: 'Il Parlamento- conclude- puo' riassumere una sua centralita' e dunque le forze politiche hanno ancora il tempo per fare almeno la riforma del bicameralismo. Bisogna averne il coraggio'.

CECCANTI: SFRUTTARE CRISI PER FARE LE RIFORME - 'Le riforme vanno fatte in momenti di crisi, altrimenti poi siamo costretti a fare le manovre'. Stefano Ceccanti, senatore del Pd e membro della commissione Affari Costituzionali, non ha dubbi: per far ripartire l'Italia e' inutile affidarsi a correzioni in corso d'opera, bisogna intervenire a monte. E affidarsi a una ristrutturazione del Parlamento vuol dire portare avanti la questione del Senato delle regioni e delle autonomie locali. Il risultato sarebbe un bicameralismo 'meno ripetitivo' e una democrazia che 'rappresenta meglio e decide meglio'. Procedimenti innovatori di questo tipo, spiega nell'intervista alla Dire, 'non hanno ovviamente un effetto immediato sul Pil, ma sul lungo periodo si ottengono grandi benefici grazie alla semplificazione e all'arricchimento delle istituzioni. Si tratta di interventi che caratterizzano un Paese maturo e in linea con gli standard europei'. Anzi, Ceccanti rincara la dose: 'Bisogna sfruttare questo periodo di crisi per attuare le riforme'.

Dal punto di vista tecnico il senatore, uno dei relatori al convegno organizzato a Roma da Legautonomie per il prossimo 2 febbraio, non nasconde le difficolta' di un percorso che si e' 'interrotto dal 2001, quando la riforma del Titolo V della Costituzione si arresto' sulla soglia della riforma del Senato.

L'articolo 11 della legge costituzionale n.3/2001 avanzo' comunque in via transitoria l'ipotesi di integrazione della commissione bicamerale per le questioni regionali'. Una soluzione, sottolinea Ceccanti, si collegava al 'principale difetto della riforma', ovvero 'l'impossibilita' di fissare una clausola di supremazia che rendesse in determinate situazioni mobili e derogabili le frontiere tra competenze legislative regionali e nazionali'. Secondo Ceccanti, riprendere 'quanto prima' il sentiero interrotto nel 2001 servirebbe a risolvere un 'problema serissimo': quello di una 'circolazione extra-corporea che porta alla cooperazione solo in sedi di negoziato tra gli esecutivi, prive delle caratteristiche garanzie delle sedi parlamentari'. Ci sono 'dubbi' sul fatto che una sede parlamentare con composizione mista possa effettivamente decollare sciogliendo nodi cosi' delicati'. Finora sono state individuate due 'mezze verita': il tentativo di riforma operato dal centrodestra, bocciato nel referendum del 2006, e la cosiddetta 'bozza Violante' della scorsa legislatura'. Il primo aveva trovato il modo di 'evitare le composizioni miste' ma fini' per 'impantanarsi sulla differenziazione delle tipologie legislative, come era gia' accaduto ai tempi della bicamerale D'Alema'. La seconda, invece, aveva 'capovolto l'approccio, facendo una scelta sostanzialmente felice sulle competenze legislative ma inciampando sulla composizione'.

Nella legislatura attuale, spiega Ceccanti, 'le due mezze verita' hanno provato a riconciliarsi nelle varie proposte presentate'. Ma 'l'unica soluzione' sarebbe quella di 'un'innovazione forte, se si vuole uscire da uno status quo senza minimalismi: a mia linea e' che bisogna prendere la soluzione avanzata dal centrodestra, ovvero l'elezione regione per regione dei senatori contestualmente alle elezioni regionali, e contemporaneamente bisogna per il proscioglimento legislativo scegliere le soluzioni della 'bozza Violante' che rendono dominante quasi sempre la Camera che ha l'esclusiva del rapporto fiduciario. Questo e' il punto di equilibrio. Altrimenti- conclude- con altre soluzioni non ne usciamo vivi'.

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